Corot. L’ultimo dei classici
Ammiratore di Poussin e di Lorrain, formatosi con maestri del Neoclassicismo come Michallon e Bertin, Camille Corot ha costruito i suoi principi estetici sull’eredità dei grandi paesaggisti europei del XVII secolo. Non abbandonerà mai il paesaggio storico, sino alla fine della sua vita, esponendo spesso al Salon dipinti di questo genere. La nozione stessa di “souvenir”, che svilupperà dopo il 1860, proviene in fondo dal suo attaccamento ai paesaggi che ospitano un racconto, dove la natura è partecipe della stessa narrazione. Corot ha avuto numerose fonti d’ispirazione visiva, ma soprattutto ha maturato la sua concezione della luce e dei colori in quello che fu il crogiolo di tutti i paesaggisti dal XVII secolo: Roma e l’Italia. Il lungo soggiorno dal 1825 al 1828 e le più brevi presenze nel 1834 e nel 1843, non furono soltanto l’occasione di dipingere di fronte alle rovine di Roma e nella campagna laziale, tra Venezia e il lago di Garda, ma di ritrovare la luce e l’idea della natura che i suoi illustri precursori avevano sviluppato nel “grand tour”. Di quella tradizione classica egli conserverà sempre i principi tecnici della raffinata “ricomposizione in studio”, pratica che si trova ancora nei famosi “souvenirs”.
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